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日志


2006/5/3

E' festa, è festa..

ECCO LA 'LORO' FESTA DELLA LIBERAZIONE

Doveva essere la festa di tutti. Alla fine è stata la sagra dell'estremismo

di Vincenzo Nardiello, 29 Aprile 2006

Ancora una volta se la sono cantata e suonata da soli. Senza vergogna. Senza dignità. Il 25 aprile è cosa loro e siamo lieti che se la tengano. Guai a chi si intromette, a chi prova a ricordare che oltre ai vari Longo, Parri, Pertini, Togliatti vi furono anche i Pizzoni e i De Gasperi. È per questo che la Moratti e il padre sono stati insultati, perché la loro presenza alla manifestazione di Milano stava a ricordare il carattere antitotalitario del 25 aprile, una presenza in netto contrasto con chi dell’antifascismo ha fatto la fonte di legittimazione di un partito che tutto era tranne che democratico. Lo storico Giovanni Sabbatucci ha osservato che «se noi prendiamo il 25 aprile come una ricorrenza di parte, come se fosse la vittoria del primo round che precede il 18 aprile del 1948, sbagliamo tutto. Se continuiamo così, il 25 aprile non diventerà mai una ricorrenza nazionale». Eppure è esattamente così. Sarebbe ora di prendere atto della realtà, a cominciare proprio da quegli storici che più di altri si sono sforzati nell’ultimo quindicennio di guardare alla nostra storia nazionale senza usare la lente deformante dell’ideologia. Sarebbe auspicabile che proprio da loro parta lo sforzo coraggioso di chiarire una volta per tutte l’equivoco che da sempre rende il 25 aprile una data che divide invece che unire: o ricordiamo chi combatté contro lo straniero invasore e chi si battè perché convinto della necessità di ripristinare la piena legalità democratica, oppure celebriamo la guerra civile fomentata dalle formazioni militari agli ordini di un partito che a sua volta gli ordini li prendeva da Mosca. Ma se celebriamo il ritorno della democrazia e la cacciata dello straniero invasore, la logica conseguenza non può che essere una: l’espulsione di diritto dei comunisti dalle celebrazioni, visto che il Pci non si battè affinché il 25 aprile si ripristinasse la democrazia, bensì perché si instaurasse la dittatura comunista e per questo obiettivo non esitò ad eliminare decine di migliaia di persone, moltissime delle quali antifasciste col terribile difetto di non essere comuniste. Non basta. Se si sceglie la prima opzione, occorre anche riconoscere una buona volta che su entrambi i lati della barricata vi fu chi, in buona fede, ritenne che gli invasori fossero i tedeschi e chi, al contrario, li individuò negli angloamericani. Entrambi, sia pure su fronti contrapposti, combatterono per difendere la Patria italiana. Gli altri, i comunisti, combatterono per difendere un’altra Patria, quella sovietica, i cui interessi non solo nulla avevano in comune con gli interessi italiani, ma addirittura vi contrastavano, come le tristissime vicende di Trieste e dei giuliano dalmati dimostrano in maniera incontrovertibile. E’ soltanto percorrendo questa strada, magari stretta ma che almeno ha il pregio della chiarezza, che gli italiani potranno forse un giorno ritrovarsi in nome della tanto auspicata (a parole) e tradita (nei fatti) pacificazione nazionale. Se invece si continuerà a scegliere l’altra strada, quella dell’odio e della divisione, non ci si potrà poi lamentare se continueranno ad accadere episodi come quelli di Milano. E se il 25 aprile, com’è giusto che sia, continuerà a restare cosa loro.